Orazio suona al campanello del mio appartamento una sera di ottobre del 1985.

Lui è un ballerino, ma al momento è per lo più italiano, più precisamente sicilian,o di Catania. “Voglio imparare l’italiano”, mi dice…un amico comune ci mette in contatto, ed eccolo qui. Le lezioni continuano ogni settimana, e io sono piuttosto interessato ad insegnargli.

Così prendiamo l’abitudine di parlare della nostra vita, lui mi corregge ad ogni errore e le nostre conversazioni assumono un ritmo incalzante e piacevole.
Dall’insegnante di italiano, diventiamo molto rapidamente complici di serate.
Ovviamente è a questa simpaticissima festa per i miei 30 anni, dove incontra i miei genitori, che seduce con il suo sorriso, il suo sguardo e le sue storie…
A quel tempo, ho acquistato la mia prima macchina fotografica.
Prendiamo presto la preziosa abitudine di passare i pomeriggi del sabato o della domenica a fotografare. A casa o per le strade di Parigi.
E lui lo sa, il diavolo…
Le nostre sessioni si svolgono a casa mia, alla luce del giorno, senza illuminazione artificiale. Orazio s’impegna, vuole sviluppare tutte le sue doti.
Vuole diventare un attore.
Tutto è spettacolo per lui e niente può essere più semplice. Ha uno spirito creativo che ammiro, che quasi invidio.
Mi chiede di fare il suo libro.
A quel tempo, tutte le foto nel suo portfolio sono nostre.
Nel 1990 ho incontrato Diego. Ho già ammirato la sua plastico movimento in Antima, “Storia senza coda né testa. »
Due ballerini siciliani di Catania, a distanza di qualche anno.

Normale che si conoscano… un po’. Un sabato pomeriggio, servizio fotografico per tre. Lo adoro, parla da sé. Questo gioco di sguardi…Sacro Orazio… Sacro Diego…Quel giorno Orazio comincia a prendere la macchina fotografica per fotografarmi.
Lascia che ti spieghi, una foto scattata da Orazio, non è esattamente lo stesso di JY. Cerca di catturare la mie essenza, mi plasma, mi dice dove e come mettermi, come girare la testa, a cosa pensare, a non sorridere… e mi fa una foto ogni 5 minuti…
Ricordo alcune sessioni successive, in cui mi logorava prima che premessi il pulsante…
Di conseguenza, logico, diventerà un regista, soprattutto per Maïwenn, che dirà di lui 20 anni dopo:
“DATE ​​A CESARE CIÒ CHE È DI CESARE”.
Durante il Festival di Cannes 2011, quando ricevetti il ​​Premio della Giuria per il mio film “Polisse”, dissi che per me tutto era iniziato grazie allo spettacolo “Le Pois Chiche”.
Turbato dall’emozione, ho dimenticato di ringraziare Orazio Massaro, il regista dello spettacolo, che mi ha guidato in modo meraviglioso affinché potessi superare le mie paure e raggiungere una performance recitativa che non mi aspettavo di poter fare.
Senza di lui non sarei arrivato dove sono oggi. Gli sono tanto più grato perché avevo fatto un primo tentativo di mettere in scena questo testo, scritto da me, che era fallito.
Il successo della versione del testo riorganizzata e diretta da Orazio Massaro, ha cambiato radicalmente l’immagine che avevano di me i professionisti del teatro e del cinema, e mi ha permesso di acquisire fiducia nelle mie capacità artistiche che mi hanno dato il coraggio di cimentarmi nel cinema.
È stato vedendomi recitare in “Le Pois Chiche” che François Kraus ha deciso di produrre il mio primo lungometraggio “Pardonnez-moi”. Questo ha segnato l’inizio della mia carriera di regista.
Ringrazio quindi Orazio Massaro per avermi aperto le ali affinché potessi volare verso la realizzazione dei miei sogni. »

Maiwenn